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martedì 6 dicembre 2011

Pastorale Americana

Un libro interessante “Pastorale americana” di Philip Roth, un libro che forse dovrebbe però essere riletto con calma per coglierne gli aspetti più profondi, il rischio è altrimenti quello di fermarsi a una lettura che consente di rilevare solo quello che c’è in superficie. Premetto che non conosco Roth né ho letto gli altri due libri della trilogia sull’America per cui il mio commento, oltre che soggettivo come sempre, non può non risentire di questa carenza conoscitiva. Difficile anche identificare di cosa vuole effettivamente parlare l’Autore, sicuramente dell’America in un affresco che copre tre generazioni, dal primo novecento agli anni ’90 così come del sogno americano e del suo infrangersi, ma questa forse è la parte solo più evidente, ma non la più pregnante. Altri scrittori hanno a mio avviso descritto molto meglio questi aspetti e, così, a caldo, mi viene subito in mente ad esempio “Uomini e topi” di Steinbeck. Qui in realtà, al centro del romanzo, c’è sempre lui, lo Svedese. Già l’incipit, composto solo di due parole, “Lo Svedese”, ce lo svela subito. Roth attraverso il suo alter ego letterario, Nathan Zuckerman, descrive subito, nella prima parte del romanzo “Paradiso ricordato”, la sua storia. Lo Svedese, conosciuto da Nathan ai tempi della scuola, ha tutto per essere una figura unica ed eccezionale: è ebreo, ma si discosta fisicamente dagli stereotipi del tipico ebreo tanto a somigliare a un nordico, è bellissimo, ricco, brillante nello sport, amato da tutti. Cittadino modello si arruola nei marines, figlio modello rifiuta un contratto con una squadra importante per entrare nell’azienda del padre. Un matrimonio con una ragazza non ebrea, candidata al titolo di miss America, completa il quadro. Una vita semplice e comune, in linea con i valori americani. L’Autore cita un paragone letterario"La vita di Ivan Il'ic, scrive Tolstoj, (...) era stata molto semplice e molto comune, e perciò terribile . Forse. Forse nella Russia del 1886. Ma a Old Rimrock, New Jersey, nel 1995, quando tutti gli Ivan Il'ic vanno a frotte a mangiare al club dopo le buche del golf mattutino e, esultanti, si mettono a cantare: «Non potrebbe andar meglio di così», forse sono assai più vicini alla verità di quanto lo sia mai stato Lev Tolstoj. La vita di Levov lo Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente americana." Un vero mito lo Svedese per Nathan che continua a ricordarlo con gli occhi del bambino di dieci anni, ma che, a distanza ormai di molti anni, si ritrova invece deluso di fronte a un uomo invecchiato, con un divorzio alle spalle, tre figli di cui essere orgoglioso, una caricatura con un sorriso stereotipato con il quale non riesce ad avere che una conversazione banale e di cui si chiede se l’espressione sia “come un manto di neve che copra qualcosa o un manto di neve che non copre un bel niente”. Nathan opta per la seconda interpretazione, ma dopo poco tempo, a un raduno di ex compagni di scuola, descritto in modo mirabilmente feroce, tutto cambia e il passato lo cattura nel presente. Esplicito il riferimento a Proust, anche se l’analogia è, a mio avviso, strettamente superficiale e più che altro basata sugli elementi narrativi. Nathan assaggia un farinoso dolcetto della sua infanzia sperando che esso gli faccia lo stesso effetto miracoloso della famosa madeleine proustiana liberandolo così dalla paura della morte, ma invano “Mangiai, dunque, avidamente, ingordamente, non volendo limitarmi, nemmeno per un attimo, nel vorace accumulo di grassi saturi; ma senza avere, infine, la stessa fortuna di Marcel”. In quell’occasione apprende dal fratello che lo Svedese è morto ucciso dal cancro e che la sua vita, carica di certezze e di possibilità, era stata devastata molti anni prima dalla figlia Merry che a soli sedici anni era diventata una terrorista mandando in frantumi, oltre che l’ufficio postale e la vita di una persona, tutta la sua famiglia. La sua vita semplice, comune e quindi bellissima non c’è più, l’inganno è svelato. Nella seconda parte, “La caduta”, la narrazione passa dalla prima alla terza persona, Nathan si immedesima nello Svedese e il suo dramma e ne reinventa la storia. Sono tante le domande che lo Svedese si pone. Dov’è sua figlia? Che fine ha fatto? Soprattutto perché lo ha fatto? Dove hanno sbagliato? C’è la ricerca ossessiva di una causa perché deve per forza esserci una ragione perché le cose accadono. Se sei a posto, se ti comporti bene non può succederti nulla, ma invece le cose accadono e a volte senza alcun senso. "Ecco un uomo che non è stato programmato per avere sfortuna., e ancora meno per l'impossibile. Ma chi è pronto ad affrontare l'impossibile che sta per verificarsi? Chi è pronto ad affrontare la tragedia e l'incomprensibilità del dolore? Nessuno. La tragedia dell'uomo impreparato alla tragedia: cioè la tragedia di tutti." La terza parte, “Paradiso perduto” è dedicata alla celebrazione della pastorale americana, il Giorno del Ringraziamento che rappresenta probabilmente l’unica occasione nella quale i cittadini americani si sentono veramente uguali e si incontrano “per giunta sul terreno neutrale e sconsacrato, quando tutti mangiano le stesse cose…un tacchino colossale che le sazia tutte… Una moratoria sui cibi stravaganti, sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia degli ebrei, una moratoria su Cristo. Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento per tutti coloro che in America diffidano l’uno dell’altro.” Una celebrazione che di pastorale ha ben poco, non c’è alcuna armonia, quiete o amenità, tutto è dolore, rimpianto, perdita, violenza, inganno. La narrazione alterna la terza persona con un vero e proprio flusso di coscienza perché le domande nello Svedese che assiste alla completa disgregazione di quello che resta della sua famiglia lo martellano fino alla fine. Il mondo perfetto che ha costruito non esiste più, le persone che lo circondano non sono quelle che crede. Non a caso il romanzo si chiude con due domande senza risposta che l’Autore ci lascia “Ma cos’ha la loro vita che non va? Cosa diavolo c’è di meno riprovevole della vita dei Levov?” Lo Svedese è comunque andato avanti, si è rifatto una famiglia e ha cercato di mettere una pietra sul suo passato, rimettendo il coperchio sulla vita di menzogna che gli si era rivelata. Probabilmente senza riuscirci completamente e forse queste domande sono ritornate nella sua mente, come a Ivan Il'ic, quando sapeva di essere al termine della sua vita. Chissà se la pietà che Tolstoj concede al suo personaggio nel momento estremo è stata possibile anche per lo Svedese. Non lo sappiamo, i fatti non ci spiegano tutto e, a questa come alle domande precedenti, ognuno di noi può dare la sua risposta. Probabilmente non c’era niente di sbagliato, un sogno, e non solo quello americano è comunque un sogno, bello, ma tutti prima o poi dobbiamo fare i conti con la nostra “quota di infelicità”. Il difficile è comunque riconoscere che non siamo onnipotenti, che tutto quello che accade non dipende sempre da noi e che dobbiamo avere “compassione” per gli altri e anche per noi stessi. Forse quello che è mancato in questo mondo è proprio l’Amore, anche se “…Levov! Rima con …Love!”.

martedì 22 novembre 2011

Sia folgorante la fine

Messaggio per Grazia: ho trovato il titolo del libro di cui si parlava, scritto dalla madre del ragazzo ucciso in casa a Roma nell'80 per motivi politici, i cui assassini sono in libertà:
Sia folgorante la fine.
L'ho ordinato on line.
Ciao a tutte
Gloria

domenica 6 novembre 2011

Appuntamento al 1 dicembre

Carissime, vi ricordo che il prossimo appuntamento è per giovedì 1 dicembre.


Ho appena letto un piccolo romanzo di Francois Sagan: "Le piace Brahams?" storia di una donna alla soglia dei quarant'anni, innamorata di un uomo che non si vuole legare, che non le dà che briciole d'amore, che insomma la trascura e la fa soffrire. Conosce un giovane avvocato bellissimo, che si innamora perdutamente di lei, le dà tutta la tenerezza e la devozione che le manca, ma, ahimè, si sa, il mondo è delle canaglie e lei ritorna dall'altro, consapevole che sarà destinata a lunghe attese, delusioni, solitudine....



Libro degli anni '50, che anticipa la presa di coscienza della donna dei giorni nostri, ma che tuttavia descrive un rapporto di sudditanza donna/uomo purtroppo non ancora del tutto tramontato.

sabato 22 ottobre 2011

le nostre letture

Giovedì scorso si è parlato di tanti libri, le nostre ultime letture:


Un filo d'oro, di Simonetta Agnello Hornby, la villeggiatura di una nobile e illuminata famiglia siciliana in un piccolo paese;
Brodo di sassi, di Giovanni Petagna, racconta antiche ricette della cucina povera livornese;
Mar Morto, di George Amado: l'antico rapporto dei pescatori con il mare;
Pio IX, l'ultimo Papa re, di Andrea Tornielli;
Il sangue del Sud, di Giordano Bruno Guerri, rivisitazione del brigantaggio; l'autore è titolare del blog Sacri Palazzi;
Resurrezione, di Lev Tolstoj , capolavoro della letteratura russa, che affronta il tema del perdono; interessanti biografie di Cezanne, Van Gogh, Loutrec.

A proposito di pittura, si segnala a Pisa la mostra di Picasso al Palazzo Blu e a Seravezza un'originale mostra del Caravaggio, che pur non presentando le opere originali, ce ne fornisce la "mappa" con la loro ubicazione.

Personalmente ho letto Pastorale Americana, di Philip Roth. E' il ritratto di Lou Levov, lo Svedese, un uomo perbene, che sogna solo di lavorare, dare sicurezza alla sua famiglia, vivere serenamente nella sua città e nell'America che ama, fintanto che un drammatico evento mette in crisi tutto il suo mondo.
La storia del sogno americano e del disperato tentativo di continuare a credere nei valori, nelle certezze che ci siamo costruiti.
Buona lettura!!
Gloria

domenica 16 ottobre 2011

L'unità d'Italia

Care amiche, in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sto approfondendo un pò di storia del Risorgimento visto che le mie nozioni risalgono ai tempi del Liceo o a qualche romanzo dell'epoca o di ambientazione risorgimentale. Qualche mese fa, come vi avevo detto, ho letto "Il Regno del Nord" di Arrigo Petacco che con una narrazione discorsiva metteva in luce alcuni aspetti interessanti su questo periodo e che mi aveva spinto ad approfondire l'argomento. Ho letto quindi "Il sangue del sud, antistoria del Risorgimento e del brigantaggio" di Giordano Bruno Guerri che presenta una rilettura sul Risorgimento e sul brigantaggio sfatando diversi luoghi comuni post-risorgimentali come l'arretratezza del sud, il ruolo di salvatori dei Piemontesi e così via, mettendo in luce molti elementi che ci fanno capire meglio anche la storia dei nostri giorni. Il modo con cui fu affrontata la questione meridionale ha avuto conseguenze che si sono perpetuate fino a oggi e hanno influito sul divario economico, il fenomeno mafioso, le spinte federaliste, etc . Impressionante la parte relativa al brigantaggio, un fenomeno etichettato semplicisticamente come delinquenziale e che aveva invece radici più profonde e complesse e che fu in realtà la prima guerra civile italiana la cui repressione costò un enorme numero di vittime tra la popolazione del Sud. Sempre su questa scia ho letto "Pio IX, l'ultimo papa re" di Andrea Tornielli. Pio IX è un personaggio controverso e anche qui le mie conoscenze si limitavano a poche righe dei libri di scuola e a molti luoghi comuni. Mi avevano incuriosito le polemiche legate alla sua beatificazione da parte di Giovanni Paolo II e questo romanzo è capitato a proposito. Fra l'altro ho dovuto ordinarlo su internet perchè introvabile nelle librerie livornesi. Il libro è un'accurata biografia (grandissima la bibliografia che lo accompagna)molto interessante che, al di là degli scritti a senso unico, agiografici o anticlericali, ci fa conoscere, dall'infanzia alla morte, la figura di Giovanni Maria Mastai Ferretti, anche attraverso le sue stesse parole e i documenti da lui scritti. Un libro non semplice da leggere proprio per la quantità di documentazione inserita, ma estremamente interessante, in particolare gli ultimi capitoli relativi al periodo tra il 1848 e il 1881. La figura che emerge è soprattutto quella di un uomo con un profondo spirito religioso da inserire nel quadro politico, culturale e sociale dell'800 per comprenderlo meglio. Una cosa è comunque evidente, al di là dei giudizi personali, ieri come oggi la storia è scritta dai vincitori e quello che conosciamo è spesso una parte della verità, quella che vogliono farci conoscere. Il resto sarà solo il tempo a restituircelo, ma con difficoltà, dato che luoghi comuni e pregiudizi, una volta radicati, sono difficili da estirpare. Un caro saluto e a giovedì. Rosa

sabato 15 ottobre 2011

Libri...libri...libri

Care amiche, complici le vacanze estive e il fatto che sono ormai due mesi che non ci vediamo, ho molti libri di cui parlarvi. Non posso approfondirli più di tanto perchè sono veramente troppi, cerco però di darvi un'idea. Il primo libro che ho letto è stato “Mar morto” di Jorge Amado, un viaggio nel mondo dei pescatori di Bahia, un mondo di ingiustizie, di dolore e di povertà, ma ricco anche di passioni, in particolare per il mare a cui sono avvinti da un legame indissolubile. E il mare pervade tutto il romanzo, sembra di sentirne l’odore e il rumore ed è sempre presente, nel lavoro, nell’amore, nella morte. Religione, magia e paganesimo si intrecciano, in particolare nel culto verso la dea del mare Iemanjà, la Signora dei mari, dai cinque nomi e dagli infiniti volti che dona, solo a chi sceglie, la morte più dolce, perché “è dolce morire nel mare”. In questa atmosfera si snoda la storia di Guma, uomo del mare, e Livia, donna della terra, una storia che come dice Amado stesso “è la storia della vita e dell’amore nel mare. E se non vi parrà bella, la colpa non è degli uomini rudi che la narrano. E’ che l’avete ascoltata dalla bocca di un uomo della terra e, difficilmente, un uomo della terra comprende il cuore dei marinai”. Un romanzo molto bello, ricco di poesia. Sono poi passati a due classici “La fiera delle vanità” di Thackeray e “Il rosso e il nero” di Stendhal. Sono due romanzi talmente conosciuti che c’è ben poco da dire. “La fiera delle vanità” , nonostante la mole, si legge molto piacevolmente. Thackeray è bravissimo a descrivere una società in cui la meschinità, la finzione e l’ipocrisia la fanno da padroni. I suoi personaggi sono indimenticabili, non solo l’arrivista Becky Sharp, ma anche tutti gli altri sono tratteggiati fisicamente e psicologicamente, ma sempre con pennellate di ironia, in questo ricorda un po’ Dickens anche se qui manca completamente l’attenzione verso le tematiche sociali. Non ci sono veri eroi, né in positivo né in negativo, tutti fanno parte dello scenario della Fiera, frenetico e chiassoso, sul quale il capocomico alza il sipario. “Il rosso e il nero” è decisamente più impegnativo, è il romanzo con cui Stendhal introduce il romanzo realista narrando la storia delle ambizioni di Julien Sorel, un giovane con pochi mezzi che cerca di farsi strada lottando contro l’ostile mondo della borghesia della Francia della restaurazione. Stendhal descrive mirabilmente questo personaggio in tutta la sua umanità: desideri, propositi, ambizioni, passioni, ipocrisie. Non è un eroe romantico, sensibile e travagliato odia il mondo borghese, ma ne vuole a tutti i costi far parte, cadendo nella stessa ipocrisia che così fortemente critica, vive forti passioni, ma calpesta i sentimenti degli altri. Potremmo forse dire che è un eroe illuminista, ma il suo materialismo e la sua ambizione non lo rendono migliore di chi lo circonda e lo condurrà a un drammatico epilogo che affronterà comunque con dignità. Sono poi passata ad un romanzo di Giorgio Faletti “Appunti di un venditore di donne”. Questo Autore ha avuto un successo eccezionale, ma dei suoi romanzi io non avevo ancora letto niente. Dopo le letture precedenti ovviamente non è possibile fare un confronto, il livello è un altro. Il romanzo è un giallo comunque gradevole, ambientato nella Milano con il fiato sospeso per il sequestro Moro da parte delle Brigate Rosse. Il narratore è il protagonista, “Io mi chiamo Bravo e non ho il c….” è l’incipit che mette il lettore in connessione con questo personaggio e la sua menomazione fisica che, insieme al nome accompagnerà tutto il romanzo, come un filo che conduce al finale per niente scontato. Infine mi sono dedicata a due libri storici, ma di questi vi parlerò nel prossimo post… Un caro saluto. Rosa

sabato 8 ottobre 2011

Nuova Data

Confermiamo la data del 20 ottobre per il prossimo incontro. Mi sembra un secolo che non ci vediamo! A presto
Gloria