Carissime,
vi ricordo che il nostro incontro mensile è fissato per giovedì prossimo, 3 maggio. Vi aspetto!
Gloria
lunedì 30 aprile 2012
domenica 29 aprile 2012
Togliamo il disturbo di Paola Mastrocola
Questo libro mi è stato prestato da Rosa, che ha già pubblicato il suo commento. Condivido pienamente quanto scritto da Rosa; è un saggio sulla scuola oggi: cosa insegna, chi sono gli studenti, qual è stato il percorso politico-ideologico-culturale che ha portato al profondo mutamento della scuola attuale. Il quadro che delinea è sconfortante, ma purtroppo veritiero. L'autrice esprime in maniera perfetta quelli che erano i miei pensieri, le mie sensazioni, ma non suffragate dall'esperienza e da prove quali ci descrive la Mastrocola. Bisogna riconoscere che lei ha il coraggio di andare contro corrente, di andare contro la scuola delle "competenze", invece che delle "conoscenze", di sfatare il mito di internet, che ci dà l'illusione di sapere, ma che, se non possediamo la chiave di lettura, non ci insegna un bel niente e così via..
Un saggio che fa riflettere.
Gloria
Un saggio che fa riflettere.
Gloria
domenica 1 aprile 2012
Buona Pasqua
Care amiche, vi faccio tanti cari auguri di buona Pasqua. Spero che possiate trascorrerla serenamente con le vostre famiglie e, naturalmente, con un buon libro! Io ho terminato di leggere "Le regole della casa del sidro" che mi aveva prestato Gloria. Condivido pienamente con il suo commento perchè il libro è veramente molto bello. A me era piaciuto molto anche il film che avevo rivisto poco tempo fa e che ha il pregio di avere anche una bella colonna sonora, ma per fortuna l'ho visto prima di aver letto il libro nei confronti del quale non può reggere assolutamente il confronto. Non dipende tanto dalla inevitabile sintesi, necessaria per condensare nei tempi cinematografici un romanzo molto lungo, ma il film non riesce pienamente a trasmettere la forza presente nel libro, a far capire il perchè di tante scelte, a delineare la psicologia dei personaggi, alcuni completamente eliminati, che hanno uno spessore ben diverso. Personaggi di cui puoi o meno condividere le scelte, ma che non ti lasciano comunque indifferente e che ti dispiace lasciare quando il romanzo è terminato.
Rosa
Rosa
giovedì 15 marzo 2012
In attesa del nostro incontro mensile
Ciao care amiche, sto aspettando di uscire di casa per venire al nostro incontro mensile che attendevo con ansia. Vi aggiorno comunque sui libri di cui vi parlerò di persona più tardi. "Nessuno si salva da solo" della Mazzantini, un romanzo breve a cui mi ero accostata con tante aspettative rimaste in parte un pò deluse considerati gli altri romanzi di questa Autrice. E' una cruda e impietosa descrizione dello sfascio di una famiglia, della fine dell'amore di una coppia che si interroga del perchè e del quando tutto è cominciato a sgretolarsi e tenta di trovare in qualche modo un nuovo equilibrio. Il libro si legge agevolmente e l'argomento è quanto mai attuale, ma ti lascia un grande senso di desolazione e di vuoto, non c'è gran posto alla speranza e l'idea palesemente manifestata dall'Autrice di fotografare una generazione mi sembra riuscita solo in parte. Forse ci sono un pò troppi stereotipi e il mondo è decisamente più vario. Comunque il messaggio finale mi sembra comunque interessante, nessuno può pensare di salvarsi da solo, è impossibile, perchè comunque siamo legati gli uni agli altri. Interessanti anche i commenti su questo sito: http://www.lastambergadeilettori.com/p/chi-siamo.html, dove potete trovare interessanti recensioni su molti libri. Poi un classico "La figlia del capitano" di Puskin. Mi era venuta la voglia dopo aver visto l'orribile trasposizione televisa (ben lontana da quella mandata in onda tanti anni fa!)per tuffarmi invece in una bellissima opera poetica. Infine "Togliamo il disturbo" di Paola Mastrocola, il cui sottotitolo, "saggio sulla libertà di non studiare", esprime già la provocazione di questa Autrice su un certo modo di vedere il mondo della scuola. Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa Cristina! Io mi sono ritrovata in molti pensieri della Mastrocola e significativo il suo commento "Questo libro è una battaglia, perchè la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto". Ciao. Rosa
sabato 18 febbraio 2012
Il destino dei Malou di George Simenon
In un nebbioso pomeriggio di novembre, in una città della provincia francese, Eugene Malou si spara un colpo di pistola, dopo aver tentato invano di ottenere un prestito dal conte d'Estier.
L'uomo d'affari, dal passato oscuro, non lascia alla famiglia nemmeno i soldi per il funerale.
La moglie, che i familiari sospettano non abbia neppure venduto i gioelli per salvare la famiglia dalla bancarotta, abbandona la città e si rifugia a Parigi dalla sorella. La figlia, avvenente ragazza senza scrupoli, si stabilisce in un appartamento che l'amante, noto chirurgo sposato e con figli, le procura facendone l'amante ufficiale.
Solo il giovane figlio Alain, prese le distanze dalla famiglia, che per la prima volta vede con spietata crudezza, cerca di costrursi onestamente un'esistenza e nello stesso tempo intraprende la ricerca della verità su suo padre, che fino ad allora non aveva veramente conosciuto. Scoprirà il vero motivo del suicidio e soprattutto diventerà un uomo.
Mi aspettavo di più; Simenon è un grande scrittore che con poche righe riesce a far comprendere al lettore stati d'animo, atmosfere, situazioni complesse. Tuttavia ho trovato lo sviluppo della storia piuttosto superficiale e scontato. Aggiungo che per certi versi mi ha ricordato Gli Indifferenti di Moravia, di ben diverso spessore.
L'uomo d'affari, dal passato oscuro, non lascia alla famiglia nemmeno i soldi per il funerale.
La moglie, che i familiari sospettano non abbia neppure venduto i gioelli per salvare la famiglia dalla bancarotta, abbandona la città e si rifugia a Parigi dalla sorella. La figlia, avvenente ragazza senza scrupoli, si stabilisce in un appartamento che l'amante, noto chirurgo sposato e con figli, le procura facendone l'amante ufficiale.
Solo il giovane figlio Alain, prese le distanze dalla famiglia, che per la prima volta vede con spietata crudezza, cerca di costrursi onestamente un'esistenza e nello stesso tempo intraprende la ricerca della verità su suo padre, che fino ad allora non aveva veramente conosciuto. Scoprirà il vero motivo del suicidio e soprattutto diventerà un uomo.
Mi aspettavo di più; Simenon è un grande scrittore che con poche righe riesce a far comprendere al lettore stati d'animo, atmosfere, situazioni complesse. Tuttavia ho trovato lo sviluppo della storia piuttosto superficiale e scontato. Aggiungo che per certi versi mi ha ricordato Gli Indifferenti di Moravia, di ben diverso spessore.
martedì 7 febbraio 2012
Aggiornamento sulle ultime letture
Carissime amiche, mi è dispiaciuto moltissimo non essere presente al nostro consueto incontro, ma, purtroppo, un imprevisto impegno di lavoro improrogabile mi ha costretto a rinunciarvi. Speriamo di non avere problemi per il prossimo! Intanto vi aggiorno sulle mie letture visto che non l’ho potuto fare di persona. Intanto ho letto “Acciaio”, di Silvia Avallone. E’ un libro che si legge bene perché comunque hai voglia di vedere come va a finire ed è interessante, considerato anche che si tratta del romanzo di esordio di una giovane Autrice, presentando alcuni spunti di riflessione sull’età adolescenziale, sullo sfondo della realtà di una provincia degradata, dal punto di vista prettamente femminile: gli uomini non ci fanno una gran bella figura, mentre le donne, comunque, hanno tutte uno spessore maggiore. La scrittura non è eccezionale e i personaggi potevano avere un approfondimento maggiore, a volte sembra che dentro ci sia finito un po’ di tutto, ma si rimane un po’ sulla superficie. Sinceramente mi sembra un romanzo sopravvalutato, la letteratura è altro. Considerato tutto lo scalpore che c’era stato quando è uscito, mi aspettavo di più o forse no, sempre meglio di “La solitudine dei numeri primi”… Delizioso invece “Un filo d’olio” di Simonetta Agnello Hornby che mi ha prestato Marisa e che avete già letto quasi tutte, un vero tuffo nei ricordi dell’infanzia in un mondo di altri tempi descritto con perizia attraverso i cibi e le ricette. Mentre lo leggevo un po’ riassaporavo anch’io la mia infanzia perché diverse ricette citate dall’Autrice fanno parte del mio patrimonio familiare. Anch’io ho ancora il quaderno, ora un po’ ridotto male, in cui mia madre scriveva con calligrafia di altri tempi le ricette della tradizione e le “nuove” che andava sperimentando. E’ su quel quaderno e ricordando i suoi gesti che ho imparato a muovere i miei primi passi in cucina e che ancora utilizzo per alcuni piatti, quelli più caratteristici, quelli delle ricette che passano attraverso i tempi. Riflettevo infatti che come esiste un “lessico familiare” fatto di parole e di suoni, così esiste un lessico familiare di sapori e di odori che permea la nostra storia e che si tramanda attraverso le generazioni. Peccato che tutto questo si stia un po’ perdendo e mi auguro di riuscire a “passare” anch’io i miei quaderni. Sono poi passata a tutto un altro genere “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks, un libro bellissimo, una raccolta di ventiquattro casi clinici, da leggere uno alla volta senza fretta, descritti con grande umanità da questo medico che non dimentica mai di trovarsi di fronte a delle persone prima che a delle malattie. La citazione da Lurjia: La capacità di descrivere, così comune nei grandi neurologi e psichiatri dell'Ottocento, oggi è quasi scomparsa... E' necessario ridarle vita, presente nelle prime pagine del libro ci introduce immediatamente nel cuore del libro. Il caso clinico diventa storia, una storia umana. Il titolo intrigante e che in libreria mi aveva colpito inducendomi all’acquisto, non è una metafora, come pensavo, ma la realtà di un caso clinico, un paziente, un eminente musicista che ha perso la capacità di riconoscere con lo sguardo oggetti e persone e che quindi scambia la moglie per un cappello. Terribile, anche perché per lo più per questi casi non c’è possibilità di guarigione, ma c’è comunque la possibilità di “vivere” se si riesce a vedere l’uomo e non solo la malattia. Da non perdere, in particolare per i medici. Infine un libro di Camilleri “Il gioco degli specchi”, un libro lontano da quelli a cui eravamo abituati, in cui si ritrova l’Autore soltanto nelle pagine finali, ma che volete, ormai sono affezionata al Commissario Montalbano e ai personaggi che lo circondano e mi fa sempre piacere ritrovarli nella lettura! Un abbraccio caro a tutte. Rosa
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