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sabato 18 febbraio 2012

Il destino dei Malou di George Simenon

In un nebbioso pomeriggio di novembre, in una città della provincia francese, Eugene Malou si spara un colpo di pistola, dopo aver tentato invano di ottenere un prestito dal conte d'Estier.
L'uomo d'affari, dal passato oscuro, non lascia alla famiglia nemmeno i soldi per il funerale.
La moglie, che i familiari sospettano non abbia neppure venduto i gioelli per salvare la famiglia dalla bancarotta, abbandona la città e si rifugia a Parigi dalla sorella. La figlia, avvenente ragazza senza scrupoli, si stabilisce in un appartamento che l'amante, noto chirurgo sposato e con figli, le procura facendone l'amante ufficiale.
Solo il giovane figlio Alain, prese le distanze dalla famiglia, che per la prima volta vede con spietata crudezza, cerca di costrursi onestamente un'esistenza e nello stesso tempo intraprende la ricerca della verità su suo padre, che fino ad allora non aveva veramente conosciuto. Scoprirà il vero motivo del suicidio e soprattutto diventerà un uomo.
Mi aspettavo di più; Simenon è un grande scrittore che con poche righe riesce a far comprendere al lettore stati d'animo, atmosfere, situazioni complesse. Tuttavia ho trovato lo sviluppo della storia piuttosto superficiale e scontato. Aggiungo che per certi versi mi ha ricordato Gli Indifferenti di Moravia, di ben diverso spessore.

martedì 7 febbraio 2012

Aggiornamento sulle ultime letture

Carissime amiche, mi è dispiaciuto moltissimo non essere presente al nostro consueto incontro, ma, purtroppo, un imprevisto impegno di lavoro improrogabile mi ha costretto a rinunciarvi. Speriamo di non avere problemi per il prossimo! Intanto vi aggiorno sulle mie letture visto che non l’ho potuto fare di persona. Intanto ho letto “Acciaio”, di Silvia Avallone. E’ un libro che si legge bene perché comunque hai voglia di vedere come va a finire ed è interessante, considerato anche che si tratta del romanzo di esordio di una giovane Autrice, presentando alcuni spunti di riflessione sull’età adolescenziale, sullo sfondo della realtà di una provincia degradata, dal punto di vista prettamente femminile: gli uomini non ci fanno una gran bella figura, mentre le donne, comunque, hanno tutte uno spessore maggiore. La scrittura non è eccezionale e i personaggi potevano avere un approfondimento maggiore, a volte sembra che dentro ci sia finito un po’ di tutto, ma si rimane un po’ sulla superficie. Sinceramente mi sembra un romanzo sopravvalutato, la letteratura è altro. Considerato tutto lo scalpore che c’era stato quando è uscito, mi aspettavo di più o forse no, sempre meglio di “La solitudine dei numeri primi”… Delizioso invece “Un filo d’olio” di Simonetta Agnello Hornby che mi ha prestato Marisa e che avete già letto quasi tutte, un vero tuffo nei ricordi dell’infanzia in un mondo di altri tempi descritto con perizia attraverso i cibi e le ricette. Mentre lo leggevo un po’ riassaporavo anch’io la mia infanzia perché diverse ricette citate dall’Autrice fanno parte del mio patrimonio familiare. Anch’io ho ancora il quaderno, ora un po’ ridotto male, in cui mia madre scriveva con calligrafia di altri tempi le ricette della tradizione e le “nuove” che andava sperimentando. E’ su quel quaderno e ricordando i suoi gesti che ho imparato a muovere i miei primi passi in cucina e che ancora utilizzo per alcuni piatti, quelli più caratteristici, quelli delle ricette che passano attraverso i tempi. Riflettevo infatti che come esiste un “lessico familiare” fatto di parole e di suoni, così esiste un lessico familiare di sapori e di odori che permea la nostra storia e che si tramanda attraverso le generazioni. Peccato che tutto questo si stia un po’ perdendo e mi auguro di riuscire a “passare” anch’io i miei quaderni. Sono poi passata a tutto un altro genere “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Oliver Sacks, un libro bellissimo, una raccolta di ventiquattro casi clinici, da leggere uno alla volta senza fretta, descritti con grande umanità da questo medico che non dimentica mai di trovarsi di fronte a delle persone prima che a delle malattie. La citazione da Lurjia: La capacità di descrivere, così comune nei grandi neurologi e psichiatri dell'Ottocento, oggi è quasi scomparsa... E' necessario ridarle vita, presente nelle prime pagine del libro ci introduce immediatamente nel cuore del libro. Il caso clinico diventa storia, una storia umana. Il titolo intrigante e che in libreria mi aveva colpito inducendomi all’acquisto, non è una metafora, come pensavo, ma la realtà di un caso clinico, un paziente, un eminente musicista che ha perso la capacità di riconoscere con lo sguardo oggetti e persone e che quindi scambia la moglie per un cappello. Terribile, anche perché per lo più per questi casi non c’è possibilità di guarigione, ma c’è comunque la possibilità di “vivere” se si riesce a vedere l’uomo e non solo la malattia. Da non perdere, in particolare per i medici. Infine un libro di Camilleri “Il gioco degli specchi”, un libro lontano da quelli a cui eravamo abituati, in cui si ritrova l’Autore soltanto nelle pagine finali, ma che volete, ormai sono affezionata al Commissario Montalbano e ai personaggi che lo circondano e mi fa sempre piacere ritrovarli nella lettura! Un abbraccio caro a tutte. Rosa

lunedì 6 febbraio 2012

letture varie

Complimenti a Cristina che con perseveranza ha finalmente pubblicato un post!!
E grazie delle informazioni sul canale che ci ha segnalato: speriamo che diano qualche altro sceneggiato di Maigret, anch'io sono una cultrice del genere...
Le nostre ultime letture ( o riletture ): Le regole della casa del sidro, riletto da Cristina.
Misery, di Stephen King, genere horror ma veramente notevole: è la storia di Paul Sheldon, scrittore di una serie commerciale con protagonista Misery, che a causa di un incidente si ritrova prigioniero di una psicopatica serial killer. Il libro è notevole perchè la storia, che si svolge praticamente in una stanza con 2 soli personaggi, riesce a creare un crescendo di suspence e di colpi di scena che cattura il lettore. Il protagonista si salverà proprio attraverso la scrittura del suo romanzo e questo, al di là della salvezza, gli darà la forza di resistere in condizioni estreme.
E ancora "Elogio dell'imperfezione" di Rita Levi Montalcini e il Vecchio e il Mare, classico di Hemingway.
Abbiamo deciso di ritrovarci il I marzo; nel frattempo mi è sopraggiunto un impegno di lavoro, quindi ci sentiremo via mail per concordare un'altra data.
Visto il tempo che fa chi può stia al calduccio a leggere!! Un bacio da
Gloria

venerdì 3 febbraio 2012

....eureka!

Care amiche, non potendo parlarvi ancora delle mie letture del mese, desidero segnalarvi una bella rubrica intitolata " La compagnia del libro " su tv 2000 canale 28 ogni mercoledì sera . é un canale che ho scoperto da poco,e mi piaceproprio per quelli che potrebbero essere definiti difetti :è una rete senza grandi pretese, un pò vintage, un pò retrò (che forse è la stessa cosa )., ma mercoledì, per esempio, ha trasmesso Maigret a Pigalle conGino Cervi , una vera chicca ! Se vi interessa il genere provare per credere .A presto Cristina

venerdì 27 gennaio 2012

saluto da Crstina

Provo a scrivere sul blog

sabato 14 gennaio 2012

Le regole della casa del Sidro

Il romanzo, di John Irving, narra la storia di Homer Wells, orfano cresciuto a St.Clouds sotto l'ala protettiva e la guida del dr. Larch. L'orfanotrofio, microcosmo isolato dal mondo, fa da sfondo all'intera vicenda; là il dottor Larch assiste le partorienti e pratica aborti, per impedire che donne sole e sventurate capitino tra le mani di macellai.
Il giovane Homer apprende dal suo "padre" e maestro i fondamenti della medicina e dell'ostetricia, ma non intende praticare aborti, pur rispettando chi fa questa scelta liberamente.
Un bel giorno parte, straziando il cuore del suo protettore e parte alla conoscenza del mondo, lavorando in un'azienda agricola che produce mele e sidro e conquistandosi l'affetto ed il calore di una famiglia. Conosce l'amore, il dolore, l'amicizia, la fatica del lavoro, mantendo però sempre un file rouge che lo lega alle sue origini, l'orfanotrofio e soprattutto il dottor Larch.
Alla fine, dopo aver trascorso la sua giovinezza ad aspettare... e poi si vedrà, è costretto a fare la scelta che deciderà del suo futuro.
Toccante il ritratto del mondo dell'orfanotrofio, dei bambini che aspettano di essere scelti, che la sera ascoltano la lettura di Davide Copperfield e il bacio del dottore.
Confesso che a un certo punto ho cercato di rallentare la lettura perchè mi ero affezionata ai personaggi, che non volevo lasciare... Bellissimo!

venerdì 23 dicembre 2011

La zia marchesa

E' il titolo del secondo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, che con la Mennulara e Boccamurata costituisce una vera e propria trilogia.
Il romanzo è ambientato nella seconda metà dell'ottocento in Sicilia, nell'ambiente dell'aristocrazia terriera. La società è in preda a profondi mutamenti: il crollo del regno borbonico, la vendita dei beni ecclesiastici, il potere progressivamente assunto dalla mafia indeboliscono progressivamente la stessa aristocrazia. In questo contesto si svolgono le vicende di Costanza Safamita, figlia prediletta del barone Domenico, odiata peraltro dalla madre Caterina.
La voce narrante è quella di Amalia Cuffaro, la balia, che si alterna alla narrazione in terza persona. Costanza, prescelta dal padre per ereditare e gestire gli averi di famiglia, è costretta a cercare marito e si innamora di Pietro, nobile spiantato e poco o nulla attratto dalla moglie, che tuttavia sposa per necessità. Attraverso la difficile relazione col marito Costanza crescerà e acquisterà una nuova consapevolezza.
All'inizio di ogni capitolo l'autrice inserisce un proverbio siciliano; il siciliano, dice la Hornby, è la lingua della tenerezza, della rabbia e della saggezza, una lingua intima e domestica.

Prossimo incontro il 27 Gennaio 2012. Buon Natale Buon Anno!